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Conti deposito e conti di risparmio: la guida

Due prodotti simili solo in apparenza. Come funzionano, quando ha senso l'uno e quando l'altro, quanto rendono davvero al netto di tasse e bollo.

14 min di lettura

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Cos'è un conto deposito e cos'è un conto di risparmio

Sono due strumenti che le banche usano per remunerare la liquidità dei clienti, ma nascono per esigenze diverse.

Il conto deposito vincolato è, in sostanza, un accordo: metti da parte una somma per un periodo prestabilito — di solito 3, 6, 12, 24, 36 o 60 mesi — e in cambio la banca ti riconosce un tasso fisso, noto dal primo giorno. Non puoi toccare quei soldi fino a scadenza, o puoi farlo solo pagando una penale.

Il conto di risparmio (chiamato anche conto deposito libero, o "conto di deposito libero") funziona in modo opposto: il denaro resta sempre disponibile. Prelievi quando vuoi, senza penali, con accredito immediato o dopo un preavviso di pochi giorni. In cambio il tasso è più basso ed è quasi sempre variabile — la banca può modificarlo unilateralmente, di solito con un preavviso di due mesi.

Semplificando: il vincolato paga di più ma ti lega le mani, il libero paga di meno ma ti lascia libero.

Come funzionano in pratica

Sia il conto deposito sia il conto di risparmio si aprono online in pochi minuti, dopo l'identificazione via SPID, videochiamata o bonifico di verifica dal tuo conto corrente di appoggio. Servono documento d'identità e codice fiscale, nient'altro.

Sul vincolato: trasferisci il capitale, scegli la durata, il tasso viene bloccato. Gli interessi maturano giorno per giorno e vengono liquidati a scadenza, o con cadenza trimestrale o annuale a seconda del contratto. A scadenza capitale e interessi netti tornano automaticamente sul conto di appoggio; alcune banche propongono il rinnovo automatico alle condizioni di mercato del momento — occhio, perché il tasso al rinnovo può essere anche molto diverso da quello iniziale.

Sul libero: versi e prelevi come su un salvadanaio. Gli interessi si calcolano quotidianamente sul saldo effettivamente presente e in genere vengono accreditati con cadenza trimestrale, semestrale o annuale — dipende dalla banca. Alcuni conti di risparmio applicano un preavviso (30, 60 o 90 giorni) per ottenere il tasso pieno: se prelevi prima del preavviso, il rendimento su quella somma può azzerarsi.

Vantaggi dell'uno e dell'altro

Del conto deposito vincolato: • Tasso fisso, quindi rendimento noto in partenza — utile in fasi di tassi in discesa. • In media 100-200 punti base sopra il conto di risparmio della stessa banca. • Zero costi di gestione nella maggior parte dei casi. • Capitale protetto dal FITD fino a 100.000 € per intestatario e banca.

Del conto di risparmio libero: • Liquidità immediata. Se ti serve il denaro per un'emergenza, ce l'hai. • Nessun impegno di durata: puoi chiudere il conto quando vuoi. • Ideale per il fondo di emergenza (3-6 mesi di spese) che per definizione non va vincolato. • Tasso variabile: se i tassi BCE salgono, il rendimento sale anche il tuo — cosa che sul vincolato non succede fino a scadenza.

Entrambi condividono la stessa cornice regolamentare: nessuna commissione di apertura o chiusura per la quasi totalità degli operatori, e la copertura del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Rischi e limiti

Il rischio di credito verso la banca esiste ma è mitigato dal FITD, che copre 100.000 € per depositante per banca. Sopra quella soglia il rischio è reale: chi ha capitali importanti li ripartisce su più istituti.

Sul vincolato il vero costo nascosto è l'illiquidità. Bloccare 30.000 € a 36 mesi al 3,5% sembra un ottimo affare finché non ti serve improvvisamente parte di quel denaro — e allora, se il contratto prevede lo svincolo anticipato, di solito perdi tutti gli interessi maturati, o una quota rilevante. Se non lo prevede, quei soldi restano bloccati e basta. C'è poi il rischio-tasso: se blocchi il 3% per 5 anni e sei mesi dopo il mercato offre il 4,5%, resti fermo alle vecchie condizioni.

Sul libero il problema opposto: il tasso può scendere in qualsiasi momento. Le banche modificano le condizioni economiche unilateralmente con un preavviso di due mesi (art. 118 TUB). Alcune offerte promozionali attirano con un tasso alto per i primi 6-12 mesi e poi rientrano a un livello molto più basso — leggi sempre il foglio informativo e cerca la parola "promozione" o "tasso base".

Ultimo punto per entrambi: l'inflazione. Se l'inflazione al consumo è al 3% e il conto rende il 2,5% netto, in termini reali stai perdendo potere d'acquisto anche se il saldo nominale cresce.

Il Fondo di Garanzia dei Depositi

In Italia opera il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), previsto dalla direttiva europea 2014/49/UE. Copre fino a 100.000 € per intestatario e per banca. Rientrano nella tutela sia i conti correnti, sia i conti di risparmio, sia i conti deposito vincolati — libretti nominativi inclusi.

Le cointestazioni contano due volte: un conto cointestato tra due persone è tutelato per 200.000 € (100.000 a testa). Il tetto vale per gruppo bancario, non per singolo marchio: se due banche appartengono allo stesso gruppo, i 100.000 € si applicano complessivamente.

In caso di dissesto, il FITD rimborsa entro 7 giorni lavorativi. Per capitali oltre soglia, la scelta abituale è splittare su più gruppi bancari indipendenti — non fidarti del solo brand commerciale, controlla il gruppo di appartenenza.

Tassazione: uguale per entrambi

La normativa italiana equipara i due prodotti dal punto di vista fiscale. Gli interessi — sia del vincolato sia del libero — sono soggetti a un'imposta sostitutiva del 26%, trattenuta direttamente dalla banca al momento dell'accredito. Non devi fare nulla in dichiarazione se hai il conto in una banca italiana.

L'imposta di bollo dello 0,20% annuo si applica alle giacenze medie superiori a 5.000 €, in proporzione ai giorni di apertura. Alcune banche assorbono il bollo come promozione commerciale: è un piccolo dettaglio ma su cifre elevate può spostare qualche decina di euro.

Esempio pratico: 50.000 € su un conto libero all'1,80% lordo per 12 mesi generano 900 € di interessi lordi. Meno 26% di imposta sostitutiva (234 €) e circa 100 € di bollo si arriva a 566 € netti — un rendimento reale di 1,13% netto, contro il tasso nominale dell'1,80%.

Le banche estere in UE seguono regole diverse: gli interessi vanno dichiarati nei quadri RW e RM del modello Redditi, e l'imposta sostitutiva del 26% si versa in autoliquidazione. Alcune piattaforme di raccolta paneuropea gestiscono l'onere fiscale al posto del cliente — vale sempre la pena verificare.

Vincolato o libero: quale ha senso quando

La domanda giusta non è "quale rende di più" — è quasi sempre il vincolato — ma "quale serve al mio obiettivo".

Un conto di risparmio libero ha senso per: • Il fondo di emergenza. La regola è 3-6 mesi di spese fisse: quel denaro deve essere disponibile in 24-48 ore, non fra 12 mesi. • Liquidità che aspetta una destinazione (acquisto casa a breve, un investimento programmato). • Chi vuole sfruttare rialzi dei tassi BCE senza restare bloccato.

Un conto deposito vincolato ha senso per: • Capitale di cui sai che non avrai bisogno per un orizzonte definito. • Consolidare un tasso alto quando pensi che i tassi scenderanno. • Chi ha bisogno di disciplina: sapere che quei soldi sono bloccati aiuta a non toccarli.

Un approccio ragionevole è dividere: fondo di emergenza sul libero, capitale strutturale scaglionato su vincolati di durate diverse (la classica scala di depositi, 6-12-24 mesi) così che a rotazione una parte torni sempre liquida.

Offerte italiane vs offerte europee

Con il bonifico SEPA gratuito e istantaneo, aprire un conto in Portogallo, Francia, Lettonia o Lussemburgo è oggi indistinguibile dall'aprirne uno a Milano. Le banche europee — specialmente quelle di paesi con sistemi bancari competitivi — spesso offrono tassi superiori del 30-80% rispetto ai concorrenti italiani, sia sui vincolati sia sui liberi.

La garanzia è equivalente: 100.000 € per intestatario e per banca, garantiti dal fondo nazionale del paese in cui la banca ha sede. Quello che cambia è il carico burocratico: sull'estero devi compilare i quadri RW e RM del modello Redditi. Sulle piattaforme che aggregano banche di più paesi (raccolta paneuropea) buona parte di questa fiscalità viene gestita in automatico.

Un dettaglio spesso trascurato: valuta. Molte offerte europee a tassi molto alti sono denominate in dollari o sterline. Il tasso può essere allettante ma introduci un rischio di cambio che sul lungo periodo può mangiare — o amplificare — il rendimento. Se non hai un'esposizione naturale in quella valuta, restare in euro è la scelta più prudente.

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