Fiscalità e normativa

Tasse sugli interessi da risparmio in Italia: cosa devi sapere

L'imposta sostitutiva del 26%, l'imposta di bollo dello 0,20%, il trattamento delle banche estere UE e la differenza fra ritenuta alla fonte e autoliquidazione.

Pubblicato il Aggiornato il 8 min di lettura
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Il rendimento pubblicizzato di un conto è quasi sempre lordo. Quello che arriva davvero in tasca è tutt'altra cifra. Capire la fiscalità italiana sui depositi non è complicato, ma i due-tre dettagli fanno una differenza sensibile sul rendimento netto.

L'imposta sostitutiva del 26%

Gli interessi maturati su conti correnti, conti di risparmio, conti deposito vincolati e certificati di deposito emessi da banche italiane sono soggetti a un'imposta sostitutiva del 26%. Il termine "sostitutiva" significa che sostituisce l'IRPEF: quegli interessi non vanno mai in dichiarazione dei redditi come reddito ordinario, non si sommano al tuo scaglione, non fanno saltare deduzioni.

L'aliquota del 26% è stabile da anni (dal 2014). Vale su tutti i redditi di capitale da depositi bancari, con eccezioni:

  • titoli di Stato italiani e assimilati (BTP, BOT, CCT, buoni fruttiferi postali): aliquota agevolata del 12,50%;
  • fondi pensione: aliquota agevolata su una parte dei rendimenti;
  • piani di risparmio a lungo termine (PIR): esenzione fiscale sui rendimenti a certe condizioni.

Per depositi bancari standard — vincolati e liberi — vale sempre il 26%.

La ritenuta alla fonte

Sulle banche italiane il 26% è prelevato direttamente dalla banca al momento dell'accredito degli interessi. In gergo fiscale si chiama ritenuta alla fonte a titolo d'imposta. Il cliente non deve fare nulla: né compilazione, né versamento, né dichiarazione. Il netto è già netto.

Esempio: un vincolato che matura 1.000 € di interessi lordi accredita al cliente 740 € (1.000 – 260 di imposta sostitutiva). La banca versa il 26% al Fisco per conto del cliente.

L'imposta di bollo dello 0,20%

In aggiunta all'imposta sugli interessi, sui conti bancari si applica l'imposta di bollo:

  • conti correnti: importo fisso di 34,20 € all'anno per persone fisiche con giacenza media superiore a 5.000 €. Sotto soglia, zero.
  • conti di risparmio, conti deposito vincolati, libretti: 0,20% annuo sulla giacenza media, senza soglia di esenzione (o meglio, calcolata pro-quota giornaliera).

Il bollo è dovuto in proporzione ai giorni di detenzione. Su un conto deposito aperto a metà anno, si paga la metà. Su un vincolato 24 mesi con 20.000 €, il bollo cumulato è 20.000 × 0,20% × 2 = 80 €.

Alcune banche assorbono il bollo come politica commerciale — cioè lo pagano loro senza addebitarlo al cliente. Verificare sempre nel foglio informativo: cambia il rendimento netto reale di 20-30 punti base.

Esempio numerico completo

20.000 € su un conto deposito vincolato 24 mesi al 3,50% lordo, tassazione italiana standard:

  • interessi lordi: 20.000 × 3,50% × 2 = 1.400 €;
  • imposta sostitutiva 26%: –364 €;
  • imposta di bollo 0,20% × 2 anni: –80 €;
  • interessi netti reali: 956 €;
  • rendimento annuo netto: ~2,36%.

Il "3,50%" pubblicizzato è, in tasca, il 2,36%. Se la banca assorbe il bollo, l'accredito è 1.036 € netti e il rendimento sale al 2,56%. Sono 100 € di differenza su due anni: piccola cifra in assoluto, ma su capitali maggiori diventa materiale.

Le banche estere UE: onere dichiarativo

Se apri un conto in una banca di un altro paese dell'Unione Europea (Portogallo, Francia, Lussemburgo, Lettonia, Germania, ecc.), la banca non applica la ritenuta alla fonte italiana — non è tenuta a farlo perché non è residente in Italia. In pratica ti versa gli interessi al lordo (o al netto della sola fiscalità del paese di origine, se prevista).

Questo comporta due obblighi dichiarativi lato cliente:

  • Quadro RW del modello Redditi: dichiarazione del possesso di attività finanziarie all'estero, per finalità di monitoraggio (anche a zero rendimento). Va compilato ogni anno se il conto è aperto.
  • Quadro RM del modello Redditi: dichiarazione degli interessi percepiti, con autoliquidazione dell'imposta sostitutiva del 26%. In pratica versi tu al Fisco italiano la stessa aliquota che una banca italiana avrebbe trattenuto — nulla è cambiato in termini di aliquota, cambia solo che il versamento lo fai tu e non la banca.

L'IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie Estere) è la versione estera del bollo: 0,20% annuo sul valore medio del conto detenuto all'estero. Va anch'essa autoliquidata nel quadro RW.

Attenzione: l'omissione del quadro RW è sanzionata pesantemente — dal 3% al 15% dell'importo non dichiarato (raddoppiato in caso di paesi black list). Non è una svista che passi. Se il conto estero c'è, va dichiarato ogni anno, anche se il capitale è modesto e anche se non ha generato interessi.

Le piattaforme di raccolta paneuropea

Alcune piattaforme fintech consentono di accedere a offerte di banche di più paesi UE attraverso un'unica interfaccia. Molte di queste piattaforme forniscono un certificato annuale con il riepilogo degli interessi netti, del bollo/IVAFE dovuto, e in alcuni casi si occupano loro dell'invio dei dati al Fisco italiano o compilano il quadro RW per conto del cliente. Verifica sempre nelle FAQ della piattaforma cosa gestisce lei e cosa resta a carico tuo.

Le cointestazioni e il regime fiscale

Su un conto cointestato al 50%, ognuno degli intestatari dichiara metà degli interessi lordi e paga il 26% sulla propria quota. Sui vincolati italiani questo è automatico (la banca applica la ritenuta e produce due certificazioni). Sui conti esteri, cadenza dichiarativa separata per ciascun intestatario.

Cosa cambia (poco) di anno in anno

Le aliquote (26% imposta sostitutiva, 0,20% bollo) sono state stabili per un decennio abbondante. Non c'è motivo di aspettarsi cambiamenti imminenti, ma vale la pena verificare a inizio anno se sono intervenute modifiche in Legge di Bilancio — cosa che di solito la stampa specializzata riporta. Al momento della revisione di questo articolo (giugno 2026), il quadro è quello descritto sopra.

Il flusso operativo, in tre righe

Per la stragrande maggioranza dei risparmiatori italiani con banche italiane:

  • apri il conto, incassi interessi già netti, non devi fare nulla in dichiarazione;
  • controlla se la banca assorbe il bollo — se lo fa, hai un piccolo bonus di rendimento;
  • se il capitale è oltre 100.000 €, ripartisci su più gruppi bancari per rispettare la soglia FITD.

Per chi usa banche europee:

  • ricorda i quadri RW e RM ogni anno, o affidati a una piattaforma che li compila per te;
  • verifica se la piattaforma o il commercialista si occupano dell'autoliquidazione;
  • non "dimenticare" il conto estero: è sempre monitorato attraverso i flussi di segnalazione interbancaria UE.

Capito questo, il grosso del lavoro fiscale sui depositi è fatto.

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